A Londra ogni giorno ha le sue dimissioni. Il Telegraph scandisce i tempi. Cameron è il più duro. Brown nel solito baratro
Dall’invasione di note spese inglesi si salva solo la bici del sindaco
Appena sceso dalla sua inseparabile bicicletta, con i capelli scompigliati a puntino, il sindaco conservatore di Londra Boris Johnson non si è lasciato sfuggire l’occasione: “A meno che tu non sia completamente matto o deviato o un liberaldemocratico, non c’è modo per truccare le spese della bici”. I Tory stanno cavalcando l’onda anticasta: il leader, David Cameron, è stato il primo a dire che chi gonfia le note spese deve restituire i soldi presi o dimettersi.

Appena sceso dalla sua inseparabile bicicletta, con i capelli scompigliati a puntino, il sindaco conservatore di Londra Boris Johnson non si è lasciato sfuggire l’occasione: “A meno che tu non sia completamente matto o deviato o un liberaldemocratico, non c’è modo per truccare le spese della bici”. I Tory stanno cavalcando l’onda anticasta: il leader, David Cameron, è stato il primo a dire che chi gonfia le note spese deve restituire i soldi presi o dimettersi. Il piglio risoluto di “Dave” ha scatenato i suoi sostenitori, che sul blog dello Spectator hanno scritto: “Pareva Tony Blair nei suoi giorni più agguerriti”.
A scandire i tempi dello scandalo è il Daily Telegraph che ogni giorno sbatte in prima pagina nomi, cognomi e cifre di chi ha fatto passare come spese da rimborsare il mutuo dell’appartamento-rifugio per la figlia studentessa, la ristrutturazione della casa di campagna, la donna delle pulizie del fratello (questo avrebbe fatto il premier, Gordon Brown) e così via. La campagna va fortissimo, pare che siano state pagate 500 mila sterline da parte del quotidiano (di area conservatrice) per avere i file delle spese dei deputati inglesi, ma l’esborso è già stato coperto: boom di vendite e di pubblicità. Il Telegraph smentisce, il Times rancoroso racconta di essere stato avvicinato da un venditore di informazioni a marzo che chiedeva 300 mila sterline per scoprire il malaffare a Westminster e di aver naturalmente rifiutato. Il Wall Street Journal ha raccontato che sono i quotidiani a fare la storia, in questi tempi, secondo un modello che finora era esclusiva dei tabloid.
I deputati provano a difendersi.
I deputati provano a difendersi.
C’è chi ha restituito migliaia di sterline, chi si è dimesso, chi ha chiesto scusa. Sono tutti, laburisti, conservatori e liberaldemocratici, ugualmente invischiati in questo giro noto – “lo fanno tutti”, è la giustificazione più gettonata, ricorda qualcosa? – di trucchi contabili fatti in casa. Gli inglesi non fanno distinzione nella loro rabbia, ce l’hanno con tutti, con il sistema, con la casta, con i politici e le loro famiglie, con chi non capisce che già la situazione è dura, che già l’Inghilterra è un paese in saldo, ci manca giusto scoprire che paga tutto l’ignaro cittadino britannico. La spesa che più è stata camuffata è quella delle rate dei mutui – tutti hanno un mutuo da pagare, la crisi che sta sotterrando il Regno Unito non parte proprio dai mutui? – e dal momento che le stime dicono che ogni bimbo in Inghilterra nasce con già un debito di tremila sterline da ripianare, i lussi dei deputati proprio non vanno giù. E gli esperti già prevedono per il voto alle europee il successo dei partiti piccoli, più estremi ma più “sinceri”.
Brown, che già non se la passava bene – se l’è mai passata bene, Brown? – e che viveva nel buco in cui l’ha infilato l’Economist, raffigurando il fallimento del modello anglosassone nel gestire la crisi, è atterrito. Per la sua popolarità nulla è servito, nemmeno il gesto fatto per primo da un sottosegretario del ministero della Sanità, Phil Hope, che ha detto di voler “ricostruire la fiducia degli inglesi” e ha restituito più di 41 mila sterline intascate con note spese fatte ad arte. Ieri un sottosegretario del ministero della Giustizia, Shahid Malik, si è dimesso dopo esser finito puntualmente sulla prima pagina del Telegraph.
Anche lo speaker della Camera, lo scozzese Michael Martin, è ormai dato per spacciato perché avrebbe fatto di tutto per insabbiare lo scandalo. Brown è come sempre sull’orlo del baratro, Polly Toynbee gli dice di preparare le valigie: dopo il voto di giugno deve andarsene a casa. I laburisti, sempre più acciaccati e stanchi, preparano l’ennesimo coup – quanti ne sono falliti finora, una decina? – e pensano di puntare su Alan Johnson, ex postino sindacalista ora ministro della Sanità, l’unico che può impensierire i conservatori. L’Economist invita Brown a gestire “il momento dell’espiazione” e ricorda malizioso una frase di Winston Churchill: “Sono sicuro che sia una brutta cosa quella di avere enormi responsabilità e affari di stato distribuite su uomini che per la gran parte sono seriamente in imbarazzo”. I deputati erano imbarazzati dalla loro povertà e Churchill chiedeva l’aumento dei loro stipendi. “Oggi l’imbarazzo è per la questione opposta”, un altro segno dei tempi.